LOFFICINA

analisi e denucia degli stereotipi di genere nella comunicazione


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LOFFICINA commenta il blog ‘un altro genere di comunicazione’

LOFFICINA commenta il blog ‘un altro genere di comunicazione’ 

Elena Rosa de LOFFICINA scrive e commenta: Enrica, non sono d’accordo.

Per la prima volta lo IAP scende in piazza per arrivare fino alla casalinga di voghera e a suo matito per invitarli a denunciare la pubblicità offensiva, falsa, violenta e volgare.

Questa è l’unica ottica in cui leggere il messaggio. L’uso poi della parola volgare associata a un paio di “finte tette” nello specifico è accusa e denuncia esplicita per tutte quelle campagne che oltraggiano, offendono, sfruttano la donna per fini commerciali, vendendo il suo corpo al posto dei loro prodotti.

Inoltre ti domando: è più pericoloso mostrare un sedere o un volto sorridente che lava la camicia?

Spero che la campagna dello IAP abbia una grande diffusione, smettiamola di scandalizzarci per tutte le schifezze che la pubblicità ci impone, concentriamoci piuttosto su “azioni concrete” di contrasto, e non smettiamo dii denunciare. Il contrasto al “sessismo” si fa anche così.

BRAVI I SIGNORI DELLOIAP!!! elena rosa LOFFICINA

leggi l’articolo a cui si riferisce il commento e tutti gli altri commenti

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La campagna dello Iap

e l’associazione tette-volgarità

28 gennaio 2014 di  5 commenti

Lo IAP è l’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria che, attraverso un sistema di segnalazioni, ha il compito di intervenire per rimuovere pubblicità ingannevoli, violente o sessiste.

I dubbi sull’efficcacia di questo strumento, in particolare per quanto riguarda il contrasto al sessismo, sono diversi. Trattandosi di un’azione “a monte” deve necessariamente essere affiancata da un lavoro di sensibilizzazione e decostruzione degli immaginari sessisti, ma anche in questo modo restano criticità rintracciabili  sia in quel “delegare le lotte”, che rischia di ridurre l’antisessismo alla segnalazione allo Iap, sia in quell’elemento di soggettività e quindi arbitrarietà di chi deve decidere cosa è offensivo e cosa no. Compito quest’ultimo che diventa ancora più complesso se al termine “sessimo” sostituiamo quello di “volgarità” come è successo nell’ultima campagna realizzata dallo Iap.

Attraverso il blog di Giovanna Cosenza scopro che lo Iap ha intenzione di farsi conoscere attraverso una campagna curata dall’agenzia Progetti Nuovi di Milano, di cui la direttrice artistica è Anna Maria Testa, nota pubblicitaria, impegnata anche in campagne contro il sessismo nei media.
Nonostante ciò non posso fare a meno di constatare delle note stonate nell’immagine realizzata per la campagna, c’è qualcosa che istintivamente mi disturba e volevo condividere con tutt* voi i miei dubbi.

iap

Non parlo della scelta della una figura maschile retrò, perchè è un elemento che non posso, nè voglio giudicare, ma dell’uso della parola “volgare” associata a un paio di tette.
Lo Iap mi dice di fare la cosa giusta denunciando le pubblicità offensive, false, violente e volgari.
Perchè, mi chiedo, la scelta del termine “volgare”? Perchè associare questa parola all’immagine del seno?

Sessista e volgare non sono due termini sovrapponibili, molte immagini sessiste possono essere anche volgari, ma non tutte le immagini volgari sono sessiste.
Il sessismo, come il razzismo, è individuabile attraverso criteri oggettivi o comunque condivisi. Molto più difficile è invece definire il concetto di volgarità poichè, la sua dipendenza dall’educazione individuale, dal contesto sociale, dal periodo storico, lo rendono non universalizzabile, cioè non valido per tutt*.

Inoltre quando si parla di sessismo non si parla solamente dell’uso e abuso di corpi, ipersessualizzati, de-umanizzati, fatti a pezzi, per vendere qualsiasi cosa, ma anche di corpi addomesticati, omologati, perfettamente corrispondenti a ruoli di genere stereotipati. Ovvero, l’immagine della donna con lo spazzolone in mano felice di ricevere la visita del batuffolo di polvere non sarà volgare, ma è sicuramete sessista.

La definizione di volgarità non solo non è adeguata ma lascia fuori tutte quelle rappresentazioni di donne dedite con amore e passione ai lavori di cura, quelle di uomini rappresentati come totalmente incapaci di svolgere anche la minima mansione domestica o genitoriale, insomma tutto quell’immaginario che ci rinchiude in pulite e profumate gabbie di genere, immaginario che raramente viene denunciato perchè, a quanto pare, non lede la “dignità” femminile al pari di culi e tette.

A rafforzare l’inadeguatezza del termine “volgare” pensa l’associazione di questo con il paio di tette che spunta dal viso dell’omino.
Cerco la parola volgare sul vocabolario e trovo: rozzo, indecente, osceno.
Le mie tette sarebbero rozze, indecenti e oscene? Il mio seno è volgare? E’ per questo che non devo mostrarlo, perchè è indecente? Dovrei coprirle, dovrei lasciarle a casa sul comodino quando esco la mattina?

Il mio seno non è volgare, il termine volgare non dovrebbe mai essere associato a nessuna parte del corpo.
Non sono i corpi nudi che dobbiamo coprire, non sono “indecenti” vibratori che dobbiamo denunciare, altrimenti il confine tra lo Iap e il Moige, l’agguerrito gruppo di genitori bigotti, si farà sempre più sottile e poi le due cose rischiano di confondersi.


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Venaria contro la violenza sulle donne

Venaria contro la violenza sulle donne

Lunedi 25 Novembre 2013

Teatro della Concordia

lofficina venaria25 nov 2013

Giornata dedicata

Saluto delle Autorità:  Sindaco Dott. Giuseppe Catania ,

Assessore Pari Opportunità Provincia di Torino 

Prof.ssa Mariagiuseppina Puglisi

Assessore Pari Opportunità Arch. Rossana Schillaci

Assessore Sistema EducativoDott.ssa Fosca Gennari

Dalle ore 9,20 alle ore 9,40  intervento Elena Rosa e Elena Imberti (LOFFICINA)

Dalle ore 9,40 alle ore 9,50 intervento ragazzi Casa di Carità (proiezione immagini)

Dalle ore 9,50 alle ore 10,10 Intervento  Marco Bertoluzzo (criminologo, giurista)

Dalle ore 10,10 alle ore 10,30 Intervento Luca Vivalda (Comandante Polizia Municipale Venaria Reale)

Dalle ore 10,30 alle ore 10,50 Intervento musicale a cura del Liceo Juvarra

INTERVALLO  – circa ‘15

Dalle ore 11,10 alle ore 11,30 Intervento Laura Cima ( scrittrice)

Dalle ore 11,30 alle ore 11,40 Intervento musicale a cura del Liceo Juvarra

Dalle ore 11,40 alle ore 12,00 Intervento Paola Fuggetta (sostituto commissario ufficio minori questura di Torino)

Dalle ore 12,00 alle ore 12,30 Dibattito

moderatore:

Giornalista de La Stampa Gianni Giacomino

 


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Fiat ritiri lo spot svilente

11 novembre 2013 di  4 commenti

Un uomo giacca e cravatta, un uomo in carriera e un po’ tontarello si ferma davanti ad una Fiat 500S e ne rimane affascinato. Ad un certo punto una giovane donna prende il posto dell’auto. Aggredisce il ragazzo e poi diventa docile e ammaestrabile, seducendolo. Rieccoci al binomio donne e motori. Da parecchi anni le donne vengono accostate alle automobili evocando l’immaginario maschile. Agli uomini servono poche cose per essere felici: una bella auto e una bella donna. Da sempre la donna viene paragonata ad un oggetto: come un’auto va usata. Se è nuova è perfetta, se è “di seconda mano”, dunque se ha avuto un altro compagno/padrone, ha meno valore (come ne parlai in un post). Donne e motori sono gioie e dolori per gli uomini evocando una serie di stereotipi come quello della donna che va conquistata con una bella auto e un bel portafoglio.

500s

Alle fiere automobilistiche ogni anno è sempre la solita minestra. Auto affiancate da belle donne, perchè le donne si accostano alle auto ma non devono guidare perché se no fanno danni, come vuole lo stereotipo “donna al volante, pericolo costante”. Ecco che l’automobile diventa un prodotto maschile per eccellenza rafforzando così questi vecchi stereotipi. Sergio Marchionne, dirigente del gruppo Fiat,  aveva già dato prove esplicite di misoginia: “L’ultima volta che le ho viste erano completamente vestite. Tu devi abitare da qualche parte dove le donne portano pantaloni lunghi e non hanno tacchi alti. Mi dispiace per te”, si rivolse ad un giornalista svedese, facendo pure una figuraccia perché la Svezia è il paese dove le donne stanno meglio e non è governata dalla shar’ia.

leggi tutto l’articolo

http://www.pubblicitaitalia.it/2013110618147/creativity/nasce-articolotr3-il-primo-festival-della-pubblicita-corretta-al-via-le-iscrizioni

NASCE ARTICOLOTR3, IL PRIMO FESTIVAL DELLA PUBBLICITÀ CORRETTA. AL VIA LE ISCRIZIONI

6 NOVEMBRE 2013

Il Festival è finanziato da: Unione Europea, Repubblica Italiana, Regione Piemonte, Agenzia Piemonte Lavoro

Sono aperte le iscrizioni ad ‘articolotr3 – comunicare la parità’, il 1°Festival della pubblicità corretta. articolotr3 nasce con l’obiettivo di affermare i principi delle pari opportunità e contrastare le discriminazioni nella comunicazione. Il Festival premierà le campagne di prodotti o servizi che, oltre all’indubbia efficacia dell’idea creativa, siano prive di linguaggi o contesti che offendano la dignità delle persone ed evitino l’uso di pregiudizi culturali o stereotipi sociali di discriminazione.
L’iscrizione è gratuita. Per la partecipazione delle campagne non sono previste categorie merceologiche di appartenenza dei prodotti/servizi, ma categorie sociali derivanti dalle aree d’azione in ottica antidiscriminatoria e della tutela…continua a leggere l’articolo

Ragazze in doccia per pubblicizzare sanitari, su youtube scoppia la rivolta: campagna sessista.

Di Viviana Pizzi

Questa volta è accaduto a Palermo in via Sciuti. La società ”Innova House Refresh” ha escogitato una nuova trovata. Si tratta di riproporre Amsterdam in Sicilia. Se nella capitale olandese però, le donne si trovano in vetrina  per esercitare il mestiere della prostituzione, nel capoluogo isolano invece non è altro che una pubblicità.
I giornali locali hanno accolto con simpatia l’iniziativa. Addirittura si parla di una campagna “originale” e di “fortunati” che possono usufruirne. Il video ora anche su youtube parla chiaro. Si tratta di ragazze rigorosamente in bikini esposte in vetrina e che si fanno vedere mentre si fanno una doccia.
L’obiettivo della campagna pubblicitaria è naturalmente quello di attirare gli sguardi “vogliosi” degli uomini. Che quasi inebetiti si fermano a guardare, fotografando e riprendendo con il cellulare quello che accade.
Sono due però le cose che non si vedono a occhio nudo. O meglio che la società patriarcale finge di non vedere. Le tre modelle in vetrina sono donne e vengono utilizzate con pezzi di carne da macelleria. Tre oggetti da spolpare con gli occhi e con l’immaginazione. Bene per il maschio che secondo i più “gode di quello spettacolo” non c’è nulla di male. La pubblicità poi, proprio perché scimmiotta le vetrine del Nord Europa, al contrario  di quanto affermano i quotidiani locali tutto è tranne che originale. E’ invece una imitazione anche malriuscita di ciò che avviene in Belgio e Olanda. Corpi oggettivizzati soltanto per vendere qualche pezzo di sanitario in più.
Poi si sottolinea che gli uomini sarebbero i “fortunati” nel godere dello spettacolo di tre ragazze in bikini mentre si fanno la doccia per finta. Ragazz* , non esiste alcuna fortuna. Per guardare basterebbe andare al mare nei mesi estivi. Non c’è niente di fortunato a trovarsi davanti all’oggettivazione del corpo femminile. E vedere come vengono sfruttate, solo per far guadagnare qualche spicciolo in più all’azienda che rappresentano.
E i consensi tanto sbandierati? Non  ci sono e basta guardare i commenti sotto al video youtube.
E’ l’utente Charliekillsthecity a criticarla più aspramente: “Che ideona! Anzi, ideonissima! Già, peccato l’abbia già fatto Niceta diversi anni fa esponendo corpi femminili in costume da bagno, peccato che a strumentalizzare il corpo femminile siano ormai quasi tutte le aziende. Idea mainstream e di pessimo gusto”.
E Media Socio Education rincara la dose: “Pazzesco compendio di sfruttamento pretestuoso del corpo per fini pubblicitari, senza contare le immagini tossiche e modelli sessisti che questo filmato diffonde… Il simbolo di un Paese in totale sfacelo culturale e civile”.
Come al solito gli unici a non rendersi conto del degrado della pubblicità sono gli organi di stampa locali. Sarà che il linguaggio della stampa sia legato a ritorni di tipo pubblicitario? Di certo sarà così. Perché altrimenti non si può negare che questa campagna è una delle più sessiste mai viste in circolazione.
Pubblicato da 07:44


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Denuncia – “tè ristora”

TE’ RISTORA              MAGGIO 2010       

ristora

Non bocciata !

Telecomunicato trasmesso sulle reti Mediaset nel mese di maggio 2010

MOTIVO DELLA SEGNALAZIONE

Donna oggetto dove l’ironia non basta a coprire l’uso sessista e schiavista che la comunicazione fa  della donna, rappresentandola come serva e succube.

Offende la dignità delle donne e perpetua lo stereotipo di genere della tentatrice, il cui corpo è messo in vendita insieme al thè.

RISPOSTA DELLO IAP

… esaminato il telecomunicato in oggetto, non sono stati ravvisati elementi di contrasto con le norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale ed è stata pertanto deliberata l’archiviazione del caso.

In particolare, il messaggio appare unicamente volto alla presentazione del prodotto pubblicizzato, senza indulgere su elementi volgari o lesivi della dignità della persona. Eventuali interpretazioni secondarie delle immagini rappresentate, non sono state ritenute tali da dominare sulla decodifica principale del messaggio.


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denuncia – Stroili Oro “un gioiello tira l’altro”

STROILI ORO     MARZO 2010

stroili

non bocciata!

“UN GIOIELLO TIRA L’ALTRO”

“Un volto di donna con sguardo lascivo avvicina alla bocca semiaperta un anello con diamante. Rossetto e unghia laccata rosso ciliegia “

MOTIVO DELLA SEGNALAZIONE

La chiara allusione al sesso orale indotta dall’espressione e dal gesto della modella offende la dignità della donna. Donna “mangiatrice” di uomini. Dopo il diamante, oggetto del desiderio per un certo stereotipo femminile, quale sarà l’altro gioiello?

RISPOSTA DELLO I.A.P.

il Comitato di Controllo ha ritenuto che il messaggio da Voi segnalato non presenti profili di offesa o di spregio alla dignità umana, tali da configurare un contrasto con le disposizioni degli artt. 9 e 10 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Eventuali interpretazioni secondarie dell’immagine, ad avviso dell’organo di controllo, non sono suscettibili di dominare sulla decodifica principale del messaggio, urtando la sensibilità del pubblico.


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Denuncia – Renault Twingo Miss Sixty “la competizione è femmina”

RENAULT TWINGO MISS SIXTY      MARZO 2011

twingo

Non bocciata!

http://www.youtube.com/watch?v=G9-n16CHxU4

“La competizione è femmina”

“L’uso del termine  femmina risulta degradante.

Inoltre,mentre in questa competizione la macchina si veste di un nuovo accattivante colore, la donna, per competere,deve incominciare a mostrare parti del proprio corpo ed assumere pose seduttive.”

MOTIVO DELLA SEGNALAZIONE

Messaggio discriminatorio  e degradante basato sugli stereotipi di genere

RISPOSTA DELLO IAP

….Facciamo seguito alla Sua segnalazione, per informarLa che, esaminato il messaggio in oggetto, il Comitato di Controllo non ha ravvisato elementi di contrasto con le norme del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale e ha pertanto deliberato l’archiviazione del caso. In particolare, l’organo di controllo ha ritenuto che la rappresentazione offerta, e il segnalato binomio donne-motori non sia tale nel messaggio da favorire una decodifica lesiva della dignità della persona in quanto non si traduce in una equazione fra donna e macchina, ma in un gioco che verte sul claim “la competizione è femmina”.


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Denuncia – Pavesmac “così non lo avete mai visto”

PAVESMAC  SETTEMBRE 2010  

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

bocciata

L’autobloccante bello esteticamente piu’ resistente e innovativo

Il seno di una donna in primo piano è rivestito di piastrelle.

MOTIVO DELLA SEGNALAZIONE

Uso strumentale e degradante della donna rappresentata come puro.   Viola l’Articolo 10 ”in toto”, anche di più poichè istiga alla violenza di genere 

RISPOSTA DELLO I.A.P.

… il Comitato di Controllo è già intervenuto nei confronti del messaggio in questione con ingiunzione di desistenza per la violazione dell’art. 10 – Convinzioni morali, civili, religiose e dignità della persona – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Potrà rinvenire il contenuto del provvedimento inibitorio nel nostro sito internet http://www.iap.it, nella sezione “Le decisioni del Giurì e del Comitato di Controllo”.